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Gli sfrattati dell'Africa

di Andrea Trentini

La beautification delle città africane: i poveri come spazzatura


In Africa le metropoli stanno diventando sempre più eleganti, ma a spese dei poveri. In Nigeria, a fine novembre, il presidente Obasanjo ha dato il via ad una delle operazioni di sgombero più violente e massicce a livello mondiale. Le demolizioni e gli sgomberi riguardano infatti oltre 4 milioni di abitanti, su un totale di 7 milioni della capitale federale Abuja. Su ordine del ministro Mallam Nasir El Rufai, i funzionari della Federal Capital Development Authority accompagnati da esercito, polizia e caterpillar, hanno iniziato a distruggere case, scuole, ospedali, chiese e moschee di Abuja.

In opposizione a questa scelta, centinaia di associazioni locali di abitanti, donne, organizzazioni non governative, personalità, le stesse Chiese, stanno rompendo la cappa di silenzio e si stanno mobilitando sulla base di un appello lanciato dalla "Nigeria Zero Eviction Coalition" che chiede lo stop delle demolizioni e degli sgomberi, la compensazione e il rialloggiamento immediato dei senzatetto, l'istituzione di una commissione d'inchiesta.

Nigeria: la solidarietà rompe la cappa di silenzio


La mobilitazione è coordinata dall'International Alliance of Inhabitants che, attraverso il coordinatore invita ad aderire online all'appello che, oltre al blocco delle demolizioni, invoca uno stop delle privatizzazioni e del master plan di Abuja e il congelamento di tutti gli investimenti esteri (G8, Banca Mondiale, FMI, Unione Europea) se i loro effetti provocano la violazione dei diritti umani, in particolare del diritto alla casa.

«La questione urbana sta esplodendo in Africa. Quando si tratta di regimi ditattoriali come lo Zimbabwe, l'Occidente interviene, ma dove l'interesse per il petrolio è forte, come per la Nigeria, tutto viene messo a tacere. La stessa agenzia dell'Onu per l'Habitat si è mossa solo dopo l'avvio della nostra campagna, incontrando la Nigeria Zero Eviction Coalition. E, finalmente, anche l'occidente, che ha costruito un muro di silenzio, sembra accorgersi del dramma. Lamentando il bombardamento internazionale di e-mail, l'Africa Department Foreign and Commonwealth Office ha scritto a IAI informando che la Gran Bretagna stava intervenendo presso il governo della Nigeria. Interessamento importante, ma ancora reticente sulle responsabilità e le connivenze.» ha dichiarato Cesare Ottolini, coordinatore dell'International Alliance of Inhabitants.
«Perciò ogni firma è importante in quanto va direttamente a quattrocento controparti o responsabili a vario titolo. In questo modo diventiamo veramente cittadini del mondo - sottolinea Ottolini - Anche nello Zimbabwe, il 19 maggio 2005, è partita l'Operazione Murambatsvina - cioé «spazza via l'immondizia» - che ha sfrattato oltre 700.000 persone. A seguito della mobilitazione locale e internazionale, in particolare della campagna «Ristabilire il diritto alla casa in Zimbabwe », a fine giugno c'è stata la visita dell'Inviato speciale delle Nazioni Unite incaricata di investigare sugli avvenimenti, che ha raccomandato di porre fine immediatamente all'Operazione. Una seconda Operazione, Garikai, che ha come scopo la ricostruzione, si sta svolgendo tra critiche e scarsi risultati, come è emerso dal workshop IAI svoltosi durante il Foro Sociale dell'Africa Meridionale dal 13 al 15 ottobre 2005 durante il quale è stata presentata la campagna «Sfratti Zero» che include la proposta di creare un Fondo Popolare per il diritto alla terra e alla casa.

Kenia: dopo il blocco degli sgomberi, avviata la trattativa sul debito estero


In Kenia, nella parte benestante della capitale Nairobi, dove sono situate le ambasciate e vivono i rappresentanti del governo, lo scorso 23 settembre c'è stata la demolizione della baraccopoli di Deep Sea dove sta operando da diversi anni il padre della Consolata, Franco Cellana. L'immediata mobilitazione internazionale e locale ha ottenuto le scuse delle autorità locali e l'avvio della ricostruzione in loco.
Nel frattempo, si è tenuta sabato 1 ottobre una manifestazione promossa da una trentina di pastori e preti della zona di Dandora e Korogocho per chiedere lo spostamento dalla baraccopoli della discarica di Dandora.
Sulla situazione abitativa a Nairobi sta facendo pressioni la campagna «W Nairobi W!» che da quasi due anni sta chiedendo la cancellazione del debito estero del Kenya per destinare queste risorse al recupero abitativo e urbano delel baraccopoli.
Ottenuto il risultato del blocco degli sgomberi, che nel marzo 2004 hanno minacciato 300.000 persone, i promotori della Campagna si sono prefissati l'obiettivo di incidere sui nodi strutturali che riducono la gente nelle baraccopoli: la regolarizzazione e la redistribuzione della terra, in parallelo a piani di miglioramento abitativo e urbanistico. «Gli sgomberi forzati sono una minaccia permanente e senza il possesso della terra la gente del Kenya non ha possibilità di vivere in dignità» scrive la campagna che, all'inizio di gennaio 2006, ha tenuto un incontro ufficiale con i rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri e del Ministero del Tesoro italiani dal quale è emersa la disponibilità dei ministeri alla realizzazione di un fondo di conversione del debito tra Kenya e Italia che verrebbe gestito bilateralmente, con il coinvolgimento esplicito della società civile italiana e kenyana.


Verso un sistema di allerta internazionale contro gli sfratti


Le risorse recuperate andrebbero in un Fondo per la terra e miglioramento abitativo per due baraccopoli di Nairobi, per una sperimentazione pilota, per garantire la sicurezza abitativa e risultati duraturi. Del diritto alla casa e i modi per creare un sistema di informazione e allarme si parla dal 19 al 24 gennaio a Bamako in Mali, nella sessione africana del World Social Forum che raccoglie organizzazioni e persone da tutta l'Africa impegnate ogni giorno a rompere il circolo vizioso della povertà e delle ingiustizie economiche.

(Elaborazione da: L'Adige, Orizzonti dal Mondo, rubrica del lunedì a cura di Unimondo)
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